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Deltawing: quando a Le Mans nel 2012 debuttò una vettura “strana” che era destinata alla Indycar

Un'idea geniale distrutta dai regolamenti delle competizioni motoristiche

Categorie Motorsport

Gli anni 2000 sono stati un periodo dinamico ed eccitante per gli sport motoristici poiché hanno visto una raffica di innovazioni da parte di designer e grandi investimenti da parte di produttori grandi e piccoli. Il Deltawing è stato uno di questi progetti, una delle vetture da corsa più innovative ed incredibili nel 21° secolo.

Il protagonista di questa storia è Ben Bowlby: un innovatore, pensatore laterale e il leader della sua squadra. È stato tra i designer e gli ingegneri che hanno colto al volo l’opportunità offerta quando l’associazione IndyCar era alla ricerca di un telaio avanzato per le loro auto di nuova generazione. Inizia così il viaggio della Deltawing, presentata come il modello di nuova generazione per la serie Indycar. Il suo design “triangolare” non entusiasmò i suoi colleghi tanto per cominciare. Non aveva ali anteriori o posteriori o dispositivi aerodinamici: solo una grande pinna verticale per poter sfrecciare sui rettilinei. Questo straordinario design non fu ben accolto dall’associazione IndyCar.

Deltawing: si può notare la totale assenza di alettoni, con l'unico elemento aerodinamico che era la pinna centrale
Deltawing: si può notare la totale assenza di alettoni, con l’unico elemento aerodinamico che era la pinna centrale

Il debutto della Deltawing

Tuttavia, il fondatore di ALMS Don Panoz vide del potenziale nel Deltawing. Naturalmente, non è troppo difficile capire perché, considerando il fatto che si trattava di una vettura con abitacolo aperto con un coefficiente di resistenza aerodinamica di appena 0,24 e con la metà del peso e del carburante delle vetture IndyCar esistenti. La Deltawing generava il carico aerodinamico necessario a percorrere le curve ad alta velocità dai tunnel Venturi sul fondo, un layout che derivava da un progetto Eagle IndyCar del 1989. Il motore fu preso in prestito da Nissan, un turbo 4 cilindri in linea da 1,6 litri a iniezione diretta di una Nissan Juke, messo a punto per inviare 300 CV alle ruote.

Deltawing
Deltawing

Grazie a Panoz, la Deltawing partecipò alla 24 Ore di Le Mans 2012 in rappresentanza del Garage 56, una categoria speciale riservata alle auto sperimentali. Guidata da Marino Franchitti (fratello minore di Dario Franchitti), l’auto montava un cambio privo di idraulica o sistemi di controllo e un differenziale aperto che ne pregiudicava la manovrabilità. Dopo aver ricevuto un’attenzione speciale da parte dei media e dei fan all’arrivo in Francia, la Deltawing mise in scena uno spettacolo in pista essendosi qualificata al 29° posto, riuscendo a posizionarsi poco dietro le LMP2 risparmiando sul consumo di carburante, pur essendo un’auto sperimentale e dunque non ancora completa. Gli applausi si conclusero in modo doloroso alla sesta ora di gara quando l’auto si schiantò dopo essere entrata in contatto con la Toyota #7.

Deltawing
Deltawing

Il declino di un progetto interessante

La Deltawing corse alcune altre gare nello stesso anno, compresa la 10 ore di Road Atlanta. Tuttavia, a seguito delle obiezioni dei concorrenti, vennero definite alcune regole uniche per quella vettura a cui aderire. Ad esempio, la Deltawing doveva partire dai box e non poteva partire in testa. L’auto concluse al quinto posto nonostante gli ostacoli e il suo pilota, Lucas Ordonez, era consapevole che avrebbe potuto finire più in alto se non fosse stato per le restrizioni e i regolamenti realizzati appositamente per rallentare il progetto. Tutto sommato, la Deltawing non riuscì a trovare nuovi investitori o aiutare a portare avanti il ​​progetto poiché molti la videro come una rivoluzione minacciosa. Si concluse anche la collaborazione di Bowlby con Panoz. Panoz però prese la proprietà intellettuale del progetto e sviluppò la sua versione della Deltawing, montando un motore Mazda che aggiunse 45 CV in più.

Nel frattempo, Bowlby aveva collaborato con Nissan per costruire la Nissan ZEOD RC, una variante ibrida con abitacolo chiuso della Deltawing. La ZEOD RC corse nella 24 Ore di Le Mans 2014 raggiungendo una velocità di 300 km/h riuscendo persino a completare un giro completo utilizzando solo l’energia elettrica. Nonostante ciò, uno sfortunato guasto al cambio al quinto giro costrinse al ritiro la vettura. Successivamente, Nissan decise di fermare ogni sviluppo di quel progetto segnandone di fatto, la fine.

Nissan ZEOD RC
Nissan ZEOD RC

E la versione di Panoz? La sua macchina trionfò nel 2013 nel campionato ALMS ottenendo anche diversi podi. L’auto, poi, non poté più correre perché il regolamento fu modificato e la Deltawing non risultò più regolamentare. In conclusione, la Deltawing rimarrà un progetto pionieristico, che ha fallito solo a causa del controverso mondo del motorsport.

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