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Quando la Formula 1 correva il Gran Premio di Napoli a Posillipo

Quando la Formula 1 correva anche a Napoli. Ecco un racconto storico di quel passaggio per il Sud Italia.

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Quando si parla di Formula 1, non viene quasi mai in mente il Sud Italia, nonostante in un passato piuttosto recente, abbiano provato a portare un Gran Premio, almeno nella città di Roma, una tappa decisamente più vicina rispetto ai tradizionali circuiti italiani a cui ci ha abituato la F1. Eppure, forse, non tutti sanno che anche Napoli, più nello specifico, Posillipo, ha ospitato dei gran premi. Il loro nome era appunto Gran Premio di Napoli e si è tenuto dal 1933 al 1962.

Nel corso dei 29 anni, il gran premio ha subito diverse variazioni di nome e di circuiti. Inizialmente, si chiamava Coppa Principessa del Piemonte, in onore della moglie di Umberto di Savoia, Maria José, e si correva a Posillipo, quartiere della città partenopea. Dal 1948, prese la definizione di Gran Premio di Napoli.

Le prime edizioni videro la partecipazione delle sole vetture di Formula 2. Dal 1954, invece, corse anche la Formula 1, nonostante la tappa non fosse valida per il campionato mondiale della categoria.

Gran Premio di Napoli: la “Montecarlo” dell’epoca

Nell’immagine riportata sotto, è mostrato il percorso lungo la quale si snodava la gara. Essa partiva dal Parco Virgiliano, e proseguiva verso via Tito Lucrezio Caro, Marechiaro e Via Boccaccio. Il circuito stradale misurava 4,1 chilometri.

La tipologia di pista deve essere immaginata come una Montecarlo dell’epoca. Le vetture sfrecciavano di fianco al mare, passando poi tra le ville e i palazzi di Posillipo, la zona più bella della città. Il primo circuito, quello che come anticipato ospitava la Coppia Principessa del Piemonte, attraversava 4 regioni, per un totale di 700 chilometri. La gara partiva da Napoli, passava per Potenza, Bari, Campobasso, e infine tornava a Napoli. Solo successivamente, divenne un gran premio che si snodava tra le stradine di Posillipo.

Il circuito del Gran Premio di Napoli che si snoda tra le stradine di Posillipo
Il circuito del Gran Premio di Napoli che si snoda tra le stradine di Posillipo

Tra i nomi illustri di piloti leggendari troviamo Tazio Nuvolari, che nel 1934 vinse la Coppa Principessa di Piemonte a bordo di una Maserati 6C 34, Nino Farina e Alberto Ascari. Quest’ultimo in particolare, conquistò la sua ultima vittoria in Formula 1 nel 1955, proprio nel Gran Premio di Napoli, prima che ci lasciasse sul circuito di Monza testando una vettura sport. L’ultimo pilota a vincere il Gran Premio di Napoli fu Willy Mairesse nel 1962 con una Ferrari Dino 156 F2.

Ferrari Dino 156 F2: la monoposto che esordì ufficialmente al Gran Premio di Napoli

La Ferrari Dino 156 F2 nacque verso la fine del 1956. Montava il V6 progettato da Dino Ferrari. Da ciò deriva il nome Dino. Il motore presentava un angolo di inclinazione tra le bancate di 65°, in questo modo si riusciva a migliorare l’efficienza di aspirazione, andando a migliorare e facilitare il posizionamento di carburatori (aveva tre carburatori Weber 38 DCN), condotti di aspirazione e valvole al centro della bancata. La cilindrata era di 1.489 cm³ ed erogava una potenza massima di 180 cv a 9 mila giri al minuto. Presentava una rapporto di compressione 10:1 e aveva doppio albero a camme in testa per bancata, due valvole per cilindro. Aveva un design molto simile alla 801, ma presentava una diversa presa d’aria sul cofano, oltre che avere forme leggermente più affusolate. La trasmissione era affidata ad un cambio manuale a 4 rapporti più retromarcia.

Le sospensioni anteriori erano bracci trasversali indipendenti e di lunghezza diversa, molle elicoidali, ammortizzatori idraulici, barra antirollio. Al posteriore, invece, c’era il ponte de Dion, balestra trasversale superiore, bracci a doppio raggio, ammortizzatori idraulici Houdaille.

La ferrari Dino 156 F2

Il suo esordio in pista risale proprio al Gran Premio di Napoli, nel 1957. Sin da subito la monoposto mise in risalto eccezionali prestazioni che consentirono di apprezzarne appieno le doti dinamiche. Fu addirittura schierata a Montecarlo nello stesso anno per confrontarla con la 801 e ricevette molti consensi. L’unica pecca fu la potenza del motore, che non era sufficientemente elevata per affrontare la salita dopo la Sainte Devote, la prima curva del circuito di Montecarlo.

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