L’attuale problematica ambientale rende necessari esperimenti che mostrino le reazioni chimiche causa del buco dell’ozono e del riscaldamento globale. Per comprendere le ragioni che portano uno dei tre atomi di ossigeno che formano l’ozono a reagire con i clorofluorocarburi restando attaccato, per oltre 50 anni, alle molecole di cloro e fluoro bisogna raggiungere la stratosfera, dove avvengono tali reazioni.

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Gli aerei a reazione non possono volare così in alto perché i loro motori non riescono a creare la spinta utile per mantenerli in volo, in quanto qui l’aria ha una densità pari al 2% di quella che respiriamo al livello del mare, ecco allora che nasce il progetto Perlan II, con cui imprenditori e scienziati si prefiggono di raggiungere i 25.000 metri d’altitudine grazie ad un aliante, ovvero un velivolo che si sostiene in volo grazie alla reazione dinamica dell’aria contro le superfici alari, sfruttando venti e correnti.

Il progetto è basato su prove condotte per anni come pilota di alta quota dall’attuale fondatore del progetto Einar Enevoldson. Grazie all’aiuto finanziario del defunto avventuriero Steve Fossett, nel 2006 l’aliante Perlan raggiunse il record di altitudine per alianti: 15.461 metri. Ora il gruppo Airbus, riconosciutene le potenzialità, ha deciso di collaborare al progetto per fornire supporto tecnico e finanziario.

 

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Quando decollerà dall’Argentina nel 2015, Perlan II si affiderà prima alle onde stratosferiche e poi ai vortici polari. Quando i venti dell’Oceano Pacifico colpiscono la catena montuosa delle Ande, s’impennano a velocità superiori ai 10 metri al secondo, creando delle onde d’aria, grazie alle quali Perlan II potrà raggiungere circa 18.000 metri.

Per salire fino alle nuvole stratosferiche, l’aliante dovrà sfruttare enormi cicloni detti vortici polari. Essi sono dovuti a correnti a getto che si instaurano per la forte differenza di temperatura tra l’aria equatoriale e quella polare: l’aria equatoriale, calda, non riuscendo a penetrare quella fredda vi ruota intorno. All’interno del vortice che si trova sopra al polo Sud, si verifica il buco dell’Ozono.

 

Perlan II, attualmente in fase di costruzione, sarà realizzato in fibra di carbonio, avrà un’apertura alare di 25 metri ma peserà solo 770 chili, equipaggio compreso, raggiungendo la massima altitudine per un aliante con equipaggio umano.

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Proprio per questo dovrà esser il più leggero possibile ma anche resistente per sopportare le estreme condizioni stratosferiche come aria rarefatta, bassa pressione e temperature notevolmente sottozero, che rendono difficile respirare anche con le bombole.

Come permettere, allora, la vita umana all’interno dell’aliante?

A differenza degli aerei che permettono la pressurizzazione della cabina e un’adeguata temperatura al suo interno grazie ai motori, in questo caso bisognerà progettare delle tute speciali, che siano leggere e non ingombranti a causa del ridotto spazio all’interno dell’abitacolo, in cui dovranno trovare posto anche paracaduti per l’atterraggio, quelli d’emergenza, strumenti scientifici, bombole di ossigeno e depuratori di CO2.