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Porsche 956, una delle Regine di Le Mans e del Mondiale Endurance

La nascita del nuovo Gruppo C porta la Casa tedesca a creare un'erede della 936, vettura con grandi successi alle spalle.

Categorie Aerodinamica · Automotive · Motorsport

La Casa di Stoccarda ha una gloriosa storia nel motorsport, in particolare nelle gare di durata. Se pensiamo alla 24 Ore di Le Mans, ad esempio, il nome Porsche riecheggia ancora oggi tra quelli più vincenti e blasonati. Parte della leggenda inerente al marchio tedesco è, dunque, anche la Porsche 956, vettura pensata per competere nel Mondiale Endurance.

Porsche 956
La Porsche 956. Credit: media.porsche.com

Un’eredità pesante

Quando si vince non è mai facile replicare il risultato. Lo sa bene la Porsche che, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, deve trovare una giusta erede della 936, vettura con la quale aveva trionfato ben 3 volte a Le Mans. Le vittorie del 1976, 1977 e 1981 segnano un’era di alta competitività Porsche che, a causa dei nuovi regolamenti, potrebbe essere messa in discussione. Infatti, la FISA, ente gestore degli sport automobilistici a quel tempo (poi si unirà alla FIA), istituisce una nuova categoria definita “Gruppo C“, con regolamenti profondamente rivisti. Questo, perciò, a partire dal 1982, non lascerà più spazio a vetture come la Porsche 936.

Porsche 956
La Porsche 936 in azione nella stagione 1977. Credit: presskit.porsche.de

La nascita della Porsche 956

Le nuove normative prevedono vetture non derivate dalla serie, a differenza del Gruppo 5, oltre a nessun limite di cilindrata, lasciando, dunque, grande libertà di sviluppo. I tecnici Porsche devono perciò rivedere alcuni elementi fondamentali rispetto alla precedente 936, come la conformazione del telaio. Viene abbandonata, così, la tipologia a tubolare per adottare un monoscocca in alluminio. Questa nuova tecnologia permette alla 956 di raggiungere il peso di 840 kg.

Porsche 956
Immagine dove si nota parte del telaio Porsche 956. Credit: media.porsche.com

L’aerodinamica

Gli studi presenti sulla Porsche 956 pensati per ridurre l’attrito con l’aria sono interessanti. La linea, ad esempio, è molto sinuosa come gran parte delle vetture di quel tempo, filante verso il posteriore. Proprio in questa zona, infatti, è presente una vistosa ala collegata ai due sostegni laterali che sono parte integrante della fiancata. Non si segnalano ulteriori splitter, mentre è adottato un estrattore posto sul fondo del retrotreno, il quale genera un importante effetto suolo. Questo, però, non è il maggior punto di forza della 956, in quanto rispetto l’avversaria Lancia LC2 ha un diffusore posteriore meno estremo.

Porsche 956
Una vista laterale della Porsche 956. Credit: porsche.com

Per quanto riguarda il frontale, come già accennato si hanno linee morbide e pulite che, nella parte centrale, trovano una zona dove incanalare i flussi verso le prese d’aria. Questi elementi, infatti, servono a raffreddare motore e componenti meccanici. L’aspetto aerodinamico, inoltre, prevede 2 configurazioni per la Porsche 956, come già accadeva per altre vetture del tempo ma anche odierne. La Casa di Stoccarda pensa, così, una configurazione più “scarica” per circuiti veloci come Le Mans, mentre una tipologia definibile come “standard” per le piste più lente. Quest’ultima, adottata in tracciati dove si richiede un maggior lavoro aerodinamico, prevede l’alettone posteriore più alto rispetto al tetto dell’abitacolo, posto centralmente. La curiosità della Porsche 956, inoltre, è che si poteva cambiare configurazione aerodinamica in pochi minuti.

Porsche 956
Il frontale della Porsche 956 dove si nota il canale centrale per convogliare l’aria verso le prese. Credit: media.porsche.com

La propulsione adottata sulla Porsche 956

Il motore presente sulla creatura di Stoccarda è un tipico boxer 6 cilindri, marchio di fabbrica per Casa Porsche nonché suo punto di forza. Il propulsore di 2650 cc è sovralimentato mediante due turbocompressori KKK, acronimo di Kühnle, Kopp & Kausch AG, famosa azienda tedesca produttrice di queste componenti, sprigionando una potenza di 620 cv. La curiosità riguardante il turbo si ha in merito alla possibilità di variare la potenza a seconda delle necessità e delle situazioni. Infatti, anche per salvaguardare i consumi imposti dalla FIA, il pilota poteva agire manualmente sulla pressione del turbo, ad esempio aumentandola in qualifica per ottenere un tempo sul giro migliore. Questa opzione verrà poi successivamente aggiornata grazie l’uso di centraline elettroniche.

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Il motore della Porsche 956. Credit: media.porsche.com

La carriera sportiva: un esordio inaspettato

La 956 debutta in pista sul circuito di Weissach, di proprietà Porsche, il 27 marzo 1982. Per vedere la vettura di Stoccarda correre una competizione ufficiale, invece, bisogna attendere il secondo appuntamento del Campionato Sport Prototipi 1982, disputato a Silverstone in occasione della 6 Ore. La prima stagione della Porsche 956, infatti, in realtà doveva essere un periodo di transizione con la Casa tedesca consapevole della supremazia targata Lancia LC1, vettura ancora del Gruppo 6 e dunque non soggetta a limitazioni. Per questo motivo, la monoposto di Chivasso, nel 1982, poteva raccogliere soltanto punti utili alla classifica Piloti e non Costruttori.

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La Lancia LC1, rivale di Porsche nel 1982. Credit: 24h-lemans.com

Nel corso della stagione di debutto, però, accade un fatto inaspettato. Dopo non aver corso la gara del Nurburgring, la Porsche si presenta alla 24 Ore di Le Mans dove, in maniera clamorosa, ottiene la vittoria con il belga Jacky Ickx ed il britannico Derek Bell. Il successo sul Circuit de La Sarthe rivede i piani della Casa tedesca che decide di continuare il campionato, presentandosi all’appuntamento di Spa a fine agosto 1982. In occasione della gara belga, infatti, Porsche si accorge di potersi giocare il titolo: la 956 vince e si aggiudica il Campionato Costruttori. Il successo avviene anche grazie ad una controversia riguardante la gara del Nurburgring, dove una Porsche privata ottiene preziosi punti per la classifica Marche. La stagione, successivamente, si chiude in bellezza: al Fuji arriva anche il Titolo Piloti grazie a Jacky Icks.

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Jacky Icks. Credit: it.wikipedia.org

Il 1983 della Porsche 956

Dopo l’inaspettata competitività dell’anno precedente, la Casa tedesca vede nel 1983 una stagione di ulteriori successi. Innanzitutto, proprio grazie alle performance viste nell’82, Porsche inizia a vendere alcune sue monoposto anche a team privati tra cui Joest Racing, Kremer Racing e Richard Lloyd Racing. Le vetture clienti sembrano più competitive rispetto a quelle ufficiali, probabilmente grazie ad un miglior assetto che permette, ad esempio, ad una monoposto Joest di piazzarsi davanti alle auto di Stoccarda sulla pista di Monza. La Casa ufficiale, però, si rifà ottenendo tutte le vittorie nelle gare valide per la classifica Costruttori. Il 1983, in realtà, verrà poi ricordato per la vittoria e la supremazia assoluta a Le Mans: 10 vetture Porsche nelle prime 11 posizioni.

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La Porsche 956 al Nurburgring, 1983. Credit: media.porsche.com

Le diatribe del 1984 e l’affiancamento alla 962

Nel corso del 1984 la Porsche valuta l’introduzione di una vettura evoluta sulla base della 956. Quest’ultima, perciò, viene affiancata alla 962, “figlia” della Porsche 956 con diverse migliorie ed adattamenti alle modifiche di regolamento. In particolare, la nuova creazione di Stoccarda sarà adottata dalla Casa ufficiale inizialmente solo nel Campionato americano IMSA, mentre la 956 continua a correre sia con la squadra ufficiale sia con i team privati ma ricevendo gli opportuni aggiornamenti.

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Uno scatto che ritrae la Porsche 962 alla sua prima gara. Credit: media.porsche.com

Il 1984 è anche l’anno in cui Porsche abdica la 24 Ore di Le Mans. Il marchio tedesco, infatti, a causa di un’improvvisa decisione della FIA, non si presenta alla blasonata gara francese, dove comunque correranno le vetture non ufficiali, trionfando. L’assenza delle auto di Stoccarda, invece, è da attribuire ad una regola per cui le Porsche, da quella gara, devono ridurre la potenza del motore, ormai con potenze vicine a quelle della F1 ed ormai troppo prestazionale rispetto ai propulsori delle altre case. Stoccarda non accetta ma, comunque sia, le vetture private (depotenziate) scrivono ancora il nome Porsche a Le Mans.

Il 1985 ed il definitivo passaggio di testimone alla Porsche 962

Per la stagione 1985 Porsche decide di correre con la 962, lasciando la 956 ai privati che, però, ancora una volta sembrano migliori della squadra ufficiale. Un esempio è nuovamente la Joest Racing che, con la stessa 956 dell’anno precedente, bissa ancora il successo a Le Mans, mentre il team Brun conquista il Titolo a Squadre, sostituito a quello Costruttori. Dopo il 1985, la 956 lascia gradualmente la scena alla sua erede 962, vettura ormai diventata una monoposto a sé come indicherà la sigla 962C, fino ad essere completamente sostituita a partire dal 1987.

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La Porsche 962 ad Hockenheim 1985. Credit: media.porsche.com

La 956 rimarrà nella storia non solo per gli ottimi risultati sportivi ma anche per i piloti che l’hanno guidata. Oltre al già citato Jacky Icks, infatti, si segnalano altri grandi nomi della Formula Uno che hanno saltuariamente partecipato a qualche gara, come Ayrton Senna, Keke Rosberg e Mario Andretti. L’esperienza maturata su questa vettura, porterà Porsche a scrivere ancora pagine epiche del motorsport.

Immagine di copertina: la Porsche 956. Credit: en.wikipedia.org

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