Red Bull RB17: annunciata la hypercar stradale con V8 ibrido da 1250 cv

Red Bull RB17

Chi avrebbe mai pensato che un brand di bibite energizzanti avrebbe sfondato letteralmente il mercato di tutto il mondo con sponsorizzazioni in quasi tutti gli sport del globo? Con l’approdo in Formula 1, in cui ha vinto diversi campionati del mondo, e non solo, la Red Bull è diventata una realtà ben più importante entrando nel mondo dell’automobilismo come costruttore. Dopo aver fondato la divisione RBPT (Red Bull PowerTrain) per la realizzazione dei propulsori da Formula 1, con l’annuncio della Red Bull RB17 il marchio decide ufficialmente di entrare nel mondo delle hypercar.

Red Bull offrirà a 50 persone (estremamente) benestanti l’opportunità non solo di provare i livelli di prestazioni della F1, ma anche di invitare un passeggero a godersi l’esperienza. Nella sua base a Milton Keynes, la Red Bull Advanced Technologies – derivata hi-tech della Red Bull Racing – ha annunciato la Red Bull RB17 da 1250 CV. Il prezzo per comprarne una? 5 milioni di sterline (tasse escluse).

Red Bull RB17: come è nata l’idea della vettura stradale

L’hypercar a due posti solo da pista è effettivamente una “Covid Baby”, essendo stata ideata dal Chief Technical Officer della Red Bull Adrian Newey quando ha avuto qualche momento libero durante la pandemia. “Abbiamo avuto molto interesse da parte di persone che ci hanno chiesto: ‘Com’è guidare un’auto di Formula 1? Mi ha fatto pensare: ‘Che ne dici di sviluppare una due posti capace di prestazioni di Formula 1?’ Ho iniziato durante il periodo natalizio, 2020-21″, ha spiegato l’ingegnere al portale RacingNews365.com la scorsa settimana.

Il teaser pubblicato dagli account social ufficiali di Red Bull Racing
Il teaser pubblicato dagli account social ufficiali di Red Bull Racing

Chris Horner, Team Principal della Red Bull Racing spiega che Newey voleva realizzare un’auto stradale già nel 2014. A quel punto si concentrarono sulla Valkyrie realizzata in collaborazione con Aston Martin (che all’epoca era sponsor del team austriaco).

La Red Bull Advanced Technologies in questi 8 anni ha portato avanti interessanti sviluppi che avrebbero consentito di ottimizzare e rendere più performante una nuova possibile hypercar completamente firmata Red Bull, cioè la RB17. Realizzare un progetto del genere può contribuire e completare le attività svolte in Formula 1.

Cosa aspettarci dalla RB17

Newey fa sapere che la RB17 rispetto alla Valkyrie (che pesa 1250 chili ed è lunga 4,8 metri) sarà più lunga. Il motivo sarebbe da attribuire agli pneumatici più grandi. Il passo sarà più lungo perché per tenere il baricentro basso, si pone il problema del posizionamento dei componenti: dove posizionare il pilota, il serbatoio del carburante, il motore, il sistema di recupero dell’energia, ed infine il cambio.

Inoltre, l’auto risulterà anche un po’ più larga rispetto alla Valkyrie. L’obiettivo è avere una hypercar che pesa appena 900 chili senza considerare il peso del pilota. L’auto presenterà due sedili e l’abitacolo chiuso che aggiungono peso rispetto ad una monoposto di Formula 1. I componenti, poi, dovranno essere più resistenti rispetto a quelli adoperati sulle monoposto da corsa: anche in questo caso ciò si traduce in un aumento di peso. La RB17 sarà realizzata internamente dal 2025. Tuttavia alcuni componenti specifici come i vetri e le ruote dentate saranno realizzati da aziende esterne. Saranno costruite 15 auto all’anno.

L’auto è stata progettata senza compromessi, cosa che invece non succede in Formula 1. Il rispetto del regolamento tecnico costringe gli ingegneri a trovare dei compromessi. Sarà un’auto estremamente bassa, con minigonne estremamente flessibili. Troveremo, poi, le sospensioni attive in modo da poter guidare quest’auto anche su circuiti non idonei alle monoposto di Formula 1 (incluso il Nurburgring). Il motore adoperato sarà un V8 biturbo da 1100 cv. A ciò si aggiunge un sistema di recupero di energia temporaneo che fornisce un boost di 150 cv. Quest’auto non soffrirà il porpoising proprio grazie alle sospensioni attive. Riguardo quest’ultimo problema, però, stanno portando avanti ulteriori ricerche proprio per evitare il fenomeno nella sua totalità.