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Le origini del motore Boxer Alfa Romeo e il perché del suo declino

La storia dei motori Boxer dell'Alfa Romeo: dalle versioni a carburatore a quelle ad iniezione elettronica.

Categorie Automotive

Nel settembre del 1967, il governo italiano ha dato il via al progetto dell’Alfa Romeo per la sua nuova auto familiare compatta, da costruire in uno stabilimento in provincia di Napoli, più precisamente a Pomigliano d’Arco, la cui costruzione è iniziata il 29 aprile 1968. Il nome di quell’auto era Alfasud. Era stata progettata sotto la direzione dell’ingegnere austriaco Rudolf Hruska. La configurazione del motore boxer a quattro cilindri era l’ideale per abbassare il baricentro e la linea del cofano dell’auto. Questo consentiva di migliorare le prestazioni e la dinamica di guida.

Sebbene progettato e testato fin dall’inizio come motore da 1500 cc, il quattro cilindri boxer Alfa Romeo ha debuttato nel 1972 come motore da 1186 cc alimentato da un unico carburatore Solex da 32 mm per evitare la competizione tra l’Alfasud e la Giulia (che era di fascia superiore) nella gamma Alfa Romeo.

Alfa Romeo Alfasud
Alfa Romeo Alfasud

Contrariamente alla maggior parte dei motori boxer, il blocco motore a quattro cilindri Alfa Romeo era un unico pezzo di ghisa. Presentava un’apertura sul lato inferiore per consentire l’installazione dell’albero motore. Una volta chiuso, il motore era un blocco molto solido con un grande potenziale per derivati di maggiore potenza. Le due teste dei cilindri erano fuse in alluminio, ciascuna contenente un albero a camme azionato dalla propria cinghia di distribuzione individuale.

Motore Boxer: i carburati dal 1972 al 1992

L’Alfasud Ti, presentata nel 1973, è stata la prima derivata sportiva della gamma Alfasud: il suo boxer da 1.2 litri aveva un rapporto di compressione di 9:1, contro gli 8.8:1 della versione precedente. Era equipaggiato con un carburatore Weber a doppio corpo. Il motore erogava una potenza massima di 68 CV ​​a 6000 giri/min. Ma la vera novità arrivò con l’Alfasud Sprint Coupé, nel 1976.

Quel motore da 1286 cc erogava 76 CV di potenza massima. Ma durò appena un paio di anni. Infatti, fu sostituito nel 1978 con una nuova versione da 1490 centimetri cubici. Il motore era costituito da due carburatori a doppia canna e fu utilizzato senza grosse modifiche, dall’Alfasud all’Alfa 33, nel 1983.
La fine della produzione dell’Alfasud non segnò la fine del boxer da 1.2 litri. Esso fu utilizzato sulla Arna. E il motore rimase quello fino alla fine della produzione della Arna, avvenuta nel 1987.

Motore Boxer Alfa Romeo
Motore Boxer Alfa Romeo

A metà degli anni ’80, i motori 1,5 litri non erano più sufficienti per competere nella fascia alta del segmento C europeo. Per questo motivo sulla più sportiva delle 33, la Quadrifoglio Verde, fu adottato un motore 1712 cc da 118 CV di potenza massima. Questa versione della 33 può essere considerata un canto del cigno per i boxer tradizionali, poiché questi sono stati gradualmente sostituiti dai motori ad iniezione.

I Boxer ad iniezione dal 1988 al 1997

Il primo boxer ad essere offerto con iniezione elettronica del carburante era una versione leggermente più “docile” del nuovo motore da 1,7 litri, disponibile dal 1988 sull’Alfa Romeo 33. Dal 1993 tutti i boxer erano ad iniezione: questi non avevano la stessa melodia della controparte con i carburatori, ma esteticamente erano decisamente più belli. I nuovi collettori di aspirazione in alluminio erano pura poesia.
Nel 1990, il motore boxer Alfa Romeo e la 33 raggiunsero il loro apice evolutivo, con l’introduzione del top di gamma 1.7 da 16 valvole. Le teste dei cilindri erano state completamente ridisegnate, con due alberi a camme per bancata: il motore erogava 132 CV a 6500 giri/min.

Alfa Romeo 33 Quadrifoglio Verde
Alfa Romeo 33 Quadrifoglio Verde

Tuttavia, il motore Boxer Alfa Romeo aveva i giorni contati. Infatti, la fusione con il gruppo Fiat spezzò i passi dell’Alfa per la necessità di migliori economie di scala all’interno gruppo stesso. La vita del boxer fu prolungata per qualche altro anno, fino al 1997, solo perché non era stato possibile produrre abbastanza motori a quattro cilindri in linea derivati ​​dalla Fiat in tempo per il 1994. Dunque, ci fu un cambio epocale.

In sostituzione all’Alfa 33, arrivarono le Alfa 145 e 146. Tuttavia erano vetture decisamente più grandi e pesanti. A causa del sovrappeso e della mancanza di sviluppo, il motore boxer morì definitivamente. I motori non erano abbastanza potenti per sopperire all’aggiunta di peso: il risultato fu di avere parecchi clienti delusi dalle prestazioni e consumi dei nuovi modelli.

4 commenti su “Le origini del motore Boxer Alfa Romeo e il perché del suo declino”

  1. Balle: i nuovi twin spark erano superiori in tutto e per tutto (coppia, potenza, curva di erogazione, peso inferiore) ad i vecchi boxer!

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    • Forse hai ragione, ma è stato solo per mancanza di voglia, di pianificazione e per i tagli imposti dal gruppo Fiat che hanno portato ad unificare i monoblocco con quelli della Fiat regata e tempra.
      Tutto questo segnò in modo pesante l’Alfa Romeo perché cessò la produzione anche della 75.
      Da allora per le politiche incoscienti del Gruppo ne sta soffrendo a tutt’oggi anche la Lancia che dopo le vecchie Delta (la Deltona) e Thema (dal cui pianale nacque la Fiat Croma prima e seconda serie) e che ora ridotta all’unica produzione della “Y” trita e ritrita.

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      • I motori erano i nuovi modulari “Pratola Serra”, e di tutte le operazioni di unificazione fatte da Fiat questa è una delle poche da salvare.
        Due considerazioni:
        1. ricordo bene i test fatti dalle riviste specializzate, in particolare quelle di Auto: la 145/146 con i motori nuovi si comportava nettamente meglio di quella con il vecchio boxer;
        2. avendo avuto modo di provare lo stesso motore 1.8 su tre diversi modelli (Fiat Marea da 115 cv, Lancia Lybra da 130 cv , Alfa 156 da 144 cv), posso dire che l’operazione era riuscita, i tre motori avevano un carattere differente, in linea con quello che era la scelta di marketing di allora (discreto il Fiat, pastoso il Lancia, sportivo l’Alfa).

        Quanto alla 75, quando fu pensionata era in produzione da più di 7 anni, e si trattava di un’auto nata nel 1977. Perché ricordiamolo, la 75 altro non era che una Giulietta passata dal chirurgo plastico, e per rendersene conto basta confrontarne le dimensioni (e soprattutto il passo) con i modelli nuovi con cui si doveva confrontare (confronto ancora più impietoso se prendiamo la 90 contro la Thema, per esempio).

        Su una cosa però siamo d’accordo: avrebbe avuto senso proseguire, ma solo se avessero avuto il coraggio di proporre una 155 a trazione posteriore. Si vocifera che Ghidella prima di essere defenestrato stesse trattando con Maserati per sviluppare un nuovo pianale adatto allo scopo che avrebbe fatto comodo anche a lei, ma grazie a Romiti non se ne fece nulla (e anche qui siamo d’accordo).

        A titolo informativo aggiungiamo pure in chiusura che anche il mitico bialbero alfa romeo, per quanto continuamente aggiornato con la doppia accensione, l’iniezione elettronica ed il variatore di fase era ancora quello della Giulietta del 1955, e verosimilmente oramai aveva un costo di produzione che era diventato troppo elevato: per quanto Fiat, il suo successore è stato un prodotto valido. Ed avendolo avuto per 400.000 km, ti posso garantire che, se debitamente manutenuto (e puntualmente rabboccato in olio), era un prodotto assolutamente affidabile. E per affidabile intendo cambi marcia a 7500 giri, con folli tirate a freddo e consumi medi che in certi casi sfioravano i 4,5 km/litro…

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  2. Il carburatore centrale richiedeva 2 collettori troppo lunghi per arrivare alle testate , per cui in inverno non partiva mai…….
    La carrozzeria Alfa Sud verniciata senza antiruggine era una vera truffa…
    Dopo un anno era tutta marcia….maniglie delle porte si rompevano
    Subito , le ho sostituite con una mia cintura in cuoio , le guarnizioni in gomma dei vetri si sono staccate , cerniere del baule posteriore dissaldate……..ecc ecc ecc

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