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Vyrus Alyen, la super moto con motore Ducati Superquadro

La Vyrus Alyen è l’ultima creatura realizzata dall’azienda di Ascanio Rodorigo (un ex tecnico della Bimota), una supersportiva dal cuore Ducati.

Se non la conoscete, la Vyrus è quella che si potrebbe definire una Pagani delle due ruote, che dal 2001 costruisce moto esclusive e di un certo prestigio. E la Alyen si inserisce benissimo in questo filone. Questa futuristica due ruote verrà prodotta in soli 20 esemplari e il prezzo…beh, non è stato comunicato.

Vyrus Alyen: una tecnica raffinata e tanto carbonio

Partiamo dal cuore della Vyrus Alyen: è di origine Ducati ed è il bicilindrico a L di 90° Superquadro di 1.285 cc (omologato Euro 5) che eroga una potenza massima di 205 CV a 10.500 giri/minuto. Si tratta della stessa unità che spinge anche la Ducati 1299 Panigale R Final Edition, ed è dotato di soluzioni di stretta derivazione racing:

  • bielle e valvole in titanio
  • albero motore con pastiglie di equilibratura in tungsteno
  • pistone da 116 mm con solo 2 fasce elastiche
  • condotti di aspirazione ottimizzati
  • alberi a camme con alzata maggiorata
  • corpo farfallato dotato di farfalle aerodinamiche
  • cornetti d’aspirazione differenziati per bancata
  • filtro aria racing.
Il motore Ducati Superquadro della Vyrus Alyen

Il motore è incastonato in un telaio a omega in magnesio, abbinato a un doppio forcellone. Infatti nella parte anteriore si trova un forcellone a doppio braccio che ingloba il sistema di sterzo HVSS (Hydraulic Wirid Steering System). In questo sistema due cavi in acciaio fanno da collegamento tra ruota e manubrio, e sono sigillati in una speciale guaina al cui interno scorre un fluido formato da speciali nanoparticelle. Questo sistema replica nel suo funzionamento un pistone idraulico, e permette di mantenere sempre un assetto ottimale, riuscendo ad assecondare accuratamente i movimenti della ruota. Il forcellone posteriore è invece monobraccio realizzato in magnesio.

Il telaio a omega fa poi da supporto a una scocca in carbonio con funzione portante che ingloba i due serbatoi da 11 litri (capacità totale) laterali realizzati in fibra di carbonio, il radiatore nella parte centrale superiore, il telaietto reggisella e il codino posteriore.

Il carbonio è utilizzato anche per tutte le sovrastrutture, come le appendici aerodinamiche poste ai fianchi del radiatore e anche sul paramani. Pure gli scarichi, dalla particolare forma squadrata e a imbuto, e che si trovano dietro la sella, sono realizzati con la fibra di carbonio. La sella invece è realizzata in pelle ed è posta a 800 mm dal suolo.

Cerchi in carbonio e doppia scelta per l’impianto frenante

I cerchi della Vyrus Alyen sono realizzati anch’essi in fibra di carbonio, sono a 10 razze, e hanno uno spessore di appena 5 millimetri. Vyrus li ha denominati Rotobox “Bullet”, e sono da 17″. La moto è equipaggiata con pneumatici Pirelli Diablo Supercorsa da 120/70-17 all’anteriore e 200/60-17 al posteriore.

Il cliente può scegliere tra due opzioni per quanto riguarda l’impianto frenante: dischi freno carboceramici oppure dischi Brembo T-Drive di 320 mm “Pistabassa” (con campana in alluminio e disco in alluminio), questi ultimi derivati dalle Superbike. La pinza è una Brembo GP4 RR Monoblocco.

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Mattia Martishttps://vehiclecue.it
Mi chiamo Mattia, e studio ingegneria meccanica presso l'Università degli studi di Cagliari. Mi appassionano in generale tutti i mezzi di trasporto e in particolare le automobili.