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Inquinamento da pneumatici, 1000 volte superiore alle emissioni del motore

Quando sentiamo parlare di inquinamento pensiamo subito alle grosse industrie di periferia e al traffico urbano. In merito al secondo campo nasce spesso la diatriba sulla migliore motorizzazione, chi preferisce un Diesel Euro 6, chi punta tutto sul Full-Hybrid, chi invece è fermamente convinto della mobilità elettrica. Tutte questioni su cui ci si potrebbe fermare parecchio per discutere ed eleggere il più rispettoso per l’ambiente, ma sarebbe bene considerare anche altri aspetti affini, valutando – con le dovute precauzioni – l’inquinamento da pneumatici.

Inquinamento da pneumatici e lo studio condotto da Emission Analytics

Emission Analytics è uno dei principali specialisti mondiali per la validazione di test e dati di natura scientifica inerenti le emissioni inquinanti prodotte da veicoli commerciali e non. L’affidabilità dei suoi risultati è garantita dal fatto di essere un’azienda indipendente, alimentata dalla volontà di fare chiarezza in un settore spesso confuso e oggetto di critiche.

Inquinamento da pneumatici e freni
PH: anteritalia.org

Lo studio portato a termine lo scorso marzo parte da presupposti fondamentali per concludere con dei risultati allarmanti, se si pensa agli sforzi che si stanno facendo per un ecosistema migliore.
L’usura degli pneumatici è evidentemente un fattore da prendere in considerazione quando si vuole fare un bilancio completo; sebbene i limiti di emissioni dei vari motori siano strettamente controllati dalla UE, l’inquinamento da pneumatici non è regolato da alcune legge. Una situazione che permette alle case produttrici, volontariamente o inconsciamente, di poter agire senza limiti in favore del solo ritorno economico, senza dover pensare alla salvaguardia dell’ambiente.

Una problematica che viene enfatizzata dall’ascesa dei SUV e dalla più recente espansione dei veicoli elettrici. Infatti la massa del veicolo (dovute a dimensioni o alla presenza di batterie) diventa un parametro fondamentale per poterne valutare l’effetto sugli pneumatici equipaggiati. Se per le nuove attuali automobili le emissioni sono basse in termini di particolato, non si può dire lo stesso per le cosiddette NEE (non-exhaust emissions), dominate dall’usura dei freni, dall’inquinamento da pneumatici e dall’usura della superficie stradale.

I risultati dello studio

Si stima che l’inquinamento dovuto a NEE sia la maggior parte dell’inquinamento dell’aria proveniente da trasporto stradale. Si parla del 60% di PM2.5 e del 73% di PM10, due tra le particelle inquinanti maggiormente presenti in aree urbane densamente popolate.
Lo studio ha mostrato che percorrendo un tratto stradale con un’automobile familiare (non se ne specifica il modello), con pneumatici correttamente gonfiati, vengono emessi 5.8 grammi di particolato ogni km percorso. Tantissimo!

Inquinamento da pneumatici e freni
PH: viias.it

Per una visione più chiara ed efficace dobbiamo confrontare questo dato con quanto imposto dalle norme antinquinamento: dalle più recenti limitazioni si mostra infatti che il limite di legge è fissato intorno ai 5 milligrammi per km di strada percorso (valore che oscilla in base alla tipologia di autoveicolo e classificati come Euro 5 oppure Euro 6). Tra i due dati c’è di mezzo un fattore 103, troppo elevato per non considerare il problema!

Cosa dicono i protagonisti dello studio riguardo all’inquinamento da pneumatici

Richard Lofthouse, ricercatore di Emissions Analytics, ha dichiarato:
“È tempo di considerare non solo ciò che fuoriesce dal tubo di scarico di un’auto, ma l’inquinamento da particelle di pneumatici e usura dei freni. I nostri test iniziali rivelano che può esserci una quantità scioccante di inquinamento da particelle di pneumatici, fino a 1000 volte peggiore delle emissioni dallo scarico di un’auto.
Ciò che è ancora più spaventoso è che mentre le emissioni di scarico sono state rigorosamente regolate per molti anni, l’usura dei pneumatici è totalmente non regolamentata“.

Nick Molden, CEO di Emissions Analytics, si è espresso così:
“La sfida per l’industria e le autorità è quella di colmare questo buco privo di regolamentazione, governato ancora da normative francamente obsolete e preoccupate dalle emissioni di gas di scarico. A breve termine, per ridurre questi NEE, la soluzione sarà data dal montaggio di pneumatici di alto livello e dal mantenimento di una corretta pressione.
Ad ogni modo, però, l’industria automobilistica potrebbe dover trovare modi per ridurre anche il peso dei veicoli. Rimane senza dubbio il fatto di dover creare una regolamentazione ormai tanto necessaria per combattere questo problema. Se questo porta a tipologie specifiche di pneumatici a basse emissioni e più resistenti non sta a noi dirlo, ma il cambiamento deve esserci”.

Come poter agire attivamente per diminuire l’inquinamento

Non ci sono formule magiche. Le regole base consistono in una premurosa cura degli pneumatici, una scelta di qualità e un’attenzione particolare per il corretto smaltimento.

Inquinamento da pneumatici e freni
PH: greenme.it

La manutenzione, quindi la cura della pneumatico, si concretizza sostanzialmente nel verificare periodicamente una corretta pressione di gonfiaggio. Uno pneumatico troppo sgonfio sarà nocivo per due questioni: se da un lato l’eccessiva superficie di contatto con il manto stradale contribuisce ad un’usura anomala del materiale polimerico, dall’altro si viene a creare un’ulteriore resistenza all’avanzamento (hai mai provato a pedalare con una ruota a terra?!) che contribuisce ad incrementare le emissioni del motore.
Sono stati anche ideati degli pneumatici definiti energy-saver, ma non si sono mostrati così efficaci in termini di risparmio carburante.

La qualità dello pneumatico è altresì importante. Esiste la cosiddetta ‘etichetta europea dei pneumatici’, la quale classifica gli pneumatici in riferimento all’impatto ambientale e alla sicurezza. Sulla base delle emissioni di CO2 avremo i migliori pneumatici, di categoria A, che garantiscono meno di 120 g/km di CO2 introdotta in atmosfera. In fondo alla lista, quella peggiore, la categoria G con oltre 225 g di CO2 introdotta per km di strada percorso. Ovviamente spendere qualcosa in più per avere degli pneumatici più efficienti e di categoria più alta è una scelta sana e rispettosa.

Ultima ma non meno importante è la questione legata allo smaltimento. Abbandonare gli pneumatici consumati per strada o bruciarli è quanto di peggio si possa fare. Portali dal tuo gommista di fiducia che, per legge, sarà convenzionato con professionisti del riciclo di gomme.

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Marco Ferrazzohttps://vehiclecue.it
Laureato in Ingegneria Aerospaziale presso il Politecnico di Milano e attualmente studente di Ingegneria Aeronautica con indirizzo Aerodinamica. Entrato a far parte del team di Vehicle da dicembre 2018. Mi piace la natura e l'avventura, per questo amo il trekking in montagna, praticare arrampicata e immergermi in apnea.